Nella mia lunga carriera di ficcanaso, ho cominciato relativamente presto a occuparmi della cosiddetta ‘manipolazione mentale’.
Potremmo chiamarlo plagio, se preferite.

Io le chiamo solo ‘credenze’. Ce ne sono di tanti tipi.

Quello sui cui mi voglio concentrare oggi è tutto quello che sfrutta le abitudini cognitivo-comportamentali e le percezioni del nostro cervello, le nostre emozioni più pericolose – radicate nelle nostre culture d’appartenenza, nell’opinione più diffusa, nell’ignoranza di alcune domande fondamentali che in molti non hanno avuto modo di porsi nella vita, – portando molte persone a interpretazioni che alla fin fine risultano a proprio svantaggio.

Si tratta sempre di un impedimento immateriale, quindi, che non esiste, ma che viene utilizzato, a volte creato apposta, a quasi esclusivo vantaggio di chi invece sa sfruttare questi ‘buchi’ nell’interpretazione del mondo da parte del nostro cervello.

A otto anni volevo diventare uno stregone, un mago buono. Avevo il mito di Doctor Strange, che manipolava la realtà con la sua magia.Così, ho cominciato a leggere di tutto a riguardo. Partendo proprio dalla magia, dalle diverse tradizioni culturali e religiose, fino alla psicologia.

Ho studiato il cervello e queste tecniche in modo approfondito. Dall’illusionismo alle neuroscienze, dai sistemi di culto settari fino ai sistemi di network marketing.

La narrazione, la creazione di mondi attraverso i mezzi della scrittura, della voce, delle immagini, tutto il cosiddetto storytelling si basa sull’interpretazione che il nostro cervello dà alla percezione di parole, suoni, forme e colori. Da come ciascuno immagina il mondo e da quanto è predisposto a credervi.

Il giallo è un esempio tipico di come si può giocare in modo ‘positivo’ con le nostre percezioni. Tutto questo può essere molto utile a capire come funzioniamo. Possiamo credere in ciò che vogliamo, quando sospendiamo la nostra incredulità. Una fantastica occasione per esplorare strani nuovi mondi, per liberare la nostra creatività, la capacità di aprirci a nuove possibilità, ma senza cedere ai dogmatismi acritici: perché un libro, un film, una serie tv, uno spettacolo di Pen & Teller, sono ambienti sicuri e circoscritti. Palestre per la nostra percezione del mondo.

Altra cosa, quando queste manipolazioni interferiscono con la nostra quotidianità, col nostro rapporto con gli altri, con la nostra condotta di vita senza che ci fermiamo a interpretarle, comprendendo il motivo per cui facciamo queste cose.

Ora, tenuto presente il fatto che chiunque di noi si faccia manipolare è il primo a volerlo – lo dice quella particella pronominale ‘si’ prima di ‘faccia’, – dovrebbe sempre chiedersi a cosa sta credendo, usando gli strumenti della ragione che tutti possiamo andare a recuperare nell’armadietto del nostro cervello.

Con l’occasione della Giornata della superstizione, in questo venerdì 17, vorrei ricordare a tutti che quando vi dicono “questa cosa non si può fare perché quest’altra cosa di cui non abbiamo un’evidenza scientifica produrrà un’inevitabile e non provabile serie di eventi che ti porteranno in rovina”, se non stanno cercando di guadagnare sulla vostra mancanza di ragionevolezza, sono ancora più pericolosi, perché stanno facendo del danno a voi stessi ed evidentemente anche a loro. Come diceva Carlo Maria Cipolla, avete a che fare con degli stupidi.

Non comportatevi come degli stupidi, se potete. E solo perché l’avete fatto, non continuate a farlo perché non volete ammettere che ci siete cascati, sappiate che il mondo in cui ci muoviamo è costruito dalle nostre percezioni. Il nostro cervello non ha tempo di metterle tutte alla prova, ma quando le percezioni che abbiamo sono pericolose per noi e per gli altri, e producono degli effetti concreti sul mondo solo perché siamo noi quegli effetti, allora dobbiamo fermarci, confrontarci, ragionare.

Se avete delle superstizioni, se avete a che fare con cose che non riuscite a spiegarvi e che hanno cambiato la vostra vita in modo regolare, interferendo nelle vostre abitudini, nei vostri rapporti con gli altri o col vostro equilibrio quotidiano possiamo parlarne.

Se preferite scrivermi in privato usate la mail scrivi(chiocciola)matteobortolotti.it.
Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne possa sognare la filosofia? Bene, cominciamo a fare una lista e smarchiamole una a una.

Buona Fortuna, ma non nel senso superstizioso del termine eh!

4 commenti su “GIORNATA DELLA SUPERSTIZIONE”

  1. Amo i gatti neri e non ho mai dato molto peso alle superstizioni, ma ai rituali che le accompagnano sono affezionata, soprattutto a quelli che replicavano, senza crederci fino in fondo, le donne e gli uomini della mia famiglia. E così, ogni volta che poso il cappello sul letto, risento la voce di mia madre che dice “lo sai che non mi piace vedere il cappello sul letto!”. Allora lo prendo e lo ripongo altrove, mentre rido di me stessa.
    E rido anche quando, giocando a carte, come era solita fare mia nonna, mi alzo e faccio un giro attorno alla sedia per favorire la buona sorte al gioco, o quando mi getto due granelli di sale dietro la spalla sinistra pensando che questo abbia qualcosa a che fare col mio essere mancina.

    1. Grazie Eleonora per la condivisione, le superstizioni nel tuo caso hanno una lettura diversa dalla credenza che cerca di modificare la realtà, ci ridi sopra e d’altronde tu stessa parli di riti. I riti ci aiutano a segnare il tempo che scorre, quando ci ricordano persone sono celebrazioni, commemorazioni. Sono bei ricordi, immagino, perché loro erano belle persone. Un cappello sul letto o una partita a carte ti ricorderanno sempre tua mamma o tua nonna. Lo faranno a prescindere dalla superstizione e dalla rievocazione delle loro credenze.

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