MATTEO BORTOLOTTI

Scrittura, pensiero critico e AI

SCRIVERE SERVE A PENSARE MEGLIO.

Aiuto persone, team e leader a trasformare il pensiero in azione: organizzare conoscenza, prendere decisioni migliori e usare le macchine senza farsi usare.

Il problema da risolvere

L’ELEFANTE NELLA STANZA

In questo momento storico, produciamo più testo di quanto ne sia mai stato prodotto prima.

Email, messaggi, report, post sui social, presentazioni, articoli di blog e giornali, trascrizioni di riunioni, sintesi, riassunti, saggi, racconti, libri.

La maggior parte di questi testi non sono già più opera nostra, ma dell’AI.
Sempre meno persone hanno il tempo di leggere quello che viene scritto. I testi prodotti dall’AI degli altri, vengono così “letti” da altre AI e rielaborati senza filtri umani.

Produrre più testo, dunque, non significa che stiamo comunicando meglio. Né che siamo noi a comunicare davvero.

Mai sentito parlare del paradosso di Jevons?

Significa che stiamo lavorando allo stesso ritmo delle macchine. Andiamo più veloci ed è una contraddizione, visto che le macchine le abbiamo costruite per lavorare più lentamente. Per avere più tempo per noi.

COSA STIAMO SBAGLIANDO?

Invece di rallentare perché le macchine possono aiutarci, le usiamo per rispondere più in fretta…

Per pubblicare più in fretta, per decidere più in fretta. Per parlare, invece che scrivere, per ascoltare un riassunto, invece di leggere. Ma la scienza (oltre all’esperienza) ci dice che non è la stessa cosa.

Il problema, ovviamente, non è l’intelligenza artificiale. Studio da anni l’AI generativa sulla scorta di cinque lustri di esperienza nel mondo della scrittura e della strategia. L’ho vista diventare utile, in certi casi stupefacente, ma solo quando viene usata in modo consapevole e competente.


Il problema è la commoditizzazione dell’AI. Ci viene venduta come un gadget, e ci stiamo abituando a vederla dappertutto: nei browser, nei cellulari, nei client email, dentro le nostre chat private. E siccome ci viene richiesto di avere ritmi più vicini a quelli della macchine (e degli algoritmi), noi non ci fermiamo a pensare alle conseguenze del suo utilizzo.

In un’azienda, in un’organizzazione, per un leader… Tutto questo può avere un costo enorme.
Significa, tra l’altro, delegare alle macchine ciò che non possiamo permetterci di perdere: la responsabilità delle nostre parole, la capacità che abbiamo di scegliere, il senso di quello che facciamo.

La scrittura, infatti, serve principalmente a questo.

Scrivere serve per pensare.
Se smettiamo di farlo, qualcun altro (o qualcos’altro) comincerà a pensare al posto nostro.

Uso la scrittura
come tecnologia del pensiero

Dopo anni di ricerche, di pratica e di insegnamento di ogni tipo di scrittura, non ti insegno a scrivere bene nel senso scolastico o letterario del termine.
Dobbiamo tornare alle basi: devi re-imparare a usare la scrittura per capire.

Capire
cosa stai pensando
.

Capire
cosa TI STANNO diCendo.

Capire
quali informaziOni SONO UTILI.

Capire
cosa stai decidendo.

CAPIRE
COME RACCONTARLO.

Lavoro per farti ricominciare a usare la scrittura in modo concreto:

  • per chiarire le idee confuse,
  • distinguere i fatti dalle loro interpretazioni,
  • argomentare le tue decisioni,
  • costruire una memoria personale e condivisa,
  • trasformare pensieri e conoscenza in azione,
  • governare la tua narrativa.

    E per farlo usiamo la tua IO, non l’IA. Mi riferisco allatua Intelligenza Originaria. È grazie a essa che potrai anche usare al meglio l’Intelligenza Artificiale.

LA CHIAMO “scrittura cognitiva”.

La scrittura non è soltanto produzione di testo.
La scrittura è una pratica per pensare meglio, fuori dalla nostra testa, dove possiamo prendere le nostre idee e migliorarle, condividerle, renderle azionabili. Serve a capire noi stessi e il mondo, e costruire l’unica cosa che l’AI non potrà mai sostituire: il nostro giudizio. Quello che gli stoici, fra gli altri, chiamavano phronesis (φρόνησις), la saggezza pratica.

LAVORIAMO INSIEME

In questo sito puoi trovare informazioni sul mio metodo e sui miei servizi per le aziende, per i loro leader, per i professionisti, gli studenti, i creativi, per gli eventi e i festival.
In breve, te li mostro anche qui sotto.

Matteo Bortolotti in pubblico durante un evento aziendale
Matteo Bortolotti intervistato in un podcast
Matteo Bortolotti fa formazione
Matteo Bortolotti in teatro

Perché ora?

Perché si comincia a parlare di debito cognitivo.



Deleghiamo la memoria al cloud, l’organizzazione alle app, l’attenzione agli algoritmi, la scrittura alle macchine.
E non c’è niente di male, in sé… Ma l’uso passivo o sostitutivo dell’AI può ridurre l’impegno cognitivo richiesto da attività come scrittura, studio, valutazione e problem solving.

Gli esseri umani esternalizzano il pensiero da sempre.

Un taccuino, un libro, un calendario, un’app, un modello linguistico: sono tutte protesi cognitive.

Oggi, però, la protesi sceglie per noi.


Non scriviamo più per sviluppare un nostro pensiero, ma chiediamo a una macchina di generarne uno al posto nostro.
Approviamo sintesi, accumuliamo documenti che non abbiamo nemmeno sfogliato.
L’AI può farci alzare in volo, ma dobbiamo starci noi, nella cabina di comando.

L’intelligenza artificiale può aiutarti a produrre, sintetizzare, ordinare, simulare, confrontare. Sarebbe ingenuo ignorarla.

L’AI non può sapere che cosa hai vissuto. Non può capire quali conseguenze avrà una decisione nella tua vita. Non può assumersi la responsabilità morale delle tue parole. Non può dirti che cosa conta davvero per te, per la tua azienda, per la tua comunità.

NE SO QUALCOSA.

Da più di vent’anni lavoro dove si incontrano scrittura, narrazione, leadership e pensiero.
Ho pubblicato il mio primo romanzo con Mondadori quando avevo 25 anni. Ho scritto per cinema, televisione, editoria, aziende e istituzioni. Sono stato tra i primi in Italia a occuparmi di storytelling per il digital.
Ho lavorato come fractional executive, temporary manager, formatore e consulente.
Sono autore de “La Scrittura Geniale“, un saggio dedicato al rapporto tra scrittura e organizzazione del pensiero e della conoscenza, pubblicato da Hoepli nel 2024.

Ho ideato il metodo S.P.A.C.E.™ e il protocollo cardiowriting®.

Uso le parole per dare forma al pensiero.
E posso aiutarti.

cosa posso fare per te?

Questo form serve a richiedere un contatto diretto con Matteo Bortolotti, non è vincolante e rispetta la tua privacy.

PER APPROFONDIRE

Il paradosso di Jevons è un principio economico secondo cui, quando l’aumento dell’efficienza tecnologica riduce il costo di una risorsa, il consumo totale di tale risorsa aumenta invece di diminuire. Ideato da William Stanley Jevons nel 1865, dimostra che il risparmio energetico ottenuto con l’innovazione viene spesso compensato da un maggiore utilizzo. All’epoca si parlava del carbone e del fatto che macchine più efficienti non avrebbero portato a consumare meno carbone, ma a usarne di più perché sarebbe diventato più conveniente.

La letteratura sul writing-to-learn mostra che la scrittura non è solo uno strumento espressivo, ma un’attività cognitiva che facilita apprendimento, comprensione e metacognizione. Graham, Kiuhara e MacKay (2020), in una meta-analisi su 56 esperimenti, rilevano che scrivere su contenuti disciplinari migliora l’apprendimento in scienze, studi sociali e matematica. Bangert-Drowns, Hurley e Wilkinson (2004), in una meta-analisi su 48 interventi, mostrano che la scrittura produce effetti positivi sul rendimento, soprattutto quando include prompt metacognitivi. Sul piano teorico, Flower e Hayes (1981) descrivono la scrittura come processo cognitivo di problem solving, mentre Menary (2007) sostiene che la manipolazione di frasi scritte fa parte del pensiero stesso.

Il “debito cognitivo” non va inteso come una diagnosi clinica, ma come una metafora scientificamente informata: quando deleghiamo ripetutamente a uno strumento esterno attività come scrivere, ricordare, valutare e decidere, possiamo ridurre l’impegno cognitivo necessario a mantenerle allenate. Le ricerche più recenti sull’uso dell’AI nella scrittura e nel lavoro intellettuale indicano rischi di minore engagement, minore ownership del testo, maggiore cognitive offloading e riduzione dello sforzo di pensiero critico, soprattutto quando l’AI viene usata come sostituto e non come strumento. Kosmyna et al. (2025); Gerlich (2025); Lee et al. (2025); Risko e Gilbert (2016).

La saggezza pratica, non è la quantità di informazioni che possediamo. È la capacità di trasformare sapere ed esperienza in giudizio. Aristotele la considerava una virtù del pensiero orientata all’azione; gli stoici una delle virtù cardinali, legata alla capacità di distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi. È qui che l’intelligenza umana resta insostituibile: non perché sappiamo più cose di una macchina, ma perché viviamo, scegliamo e rispondiamo delle conseguenze delle nostre parole.

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