Vento

Un vecchio proverbio cinese dà questi consigli: “stai in piedi come un albero, siediti come una roccia, muoviti come il vento.”
Dobbiamo piantare radici, dunque; essere convinti delle nostre idee e difenderle duramente; ma questo non basta: dobbiamo anche essere pronti a cambiarle, queste idee, per seguire quel che naturalmente ci fa stare bene.

Dobbiamo essere pronti a muoverci insieme ai nostri pollini per esplorare nuovi territori delle idee. Con il nostro bene come unica guida. Come le piante hanno il sole e l’acqua.
Il bene, quando se ne parla, merita sempre una riflessione.

Il bene in questo caso non è quello della morale, non è dettato dalla società, dalla politica o dagli altri. Nemmeno da noi stessi, o meglio dall’immagine che gli altri ci hanno cucito addosso, dalla loro invidia che si è attaccata a quell’immagine come polvere.
Pensiamo di essere i padroni delle nostre scelte, ma quante volte ci siamo trovati a sera, sdraiati come un asparago cotto, mollicci e per niente volatili? Altroché alberi, rocce e vento. Altroché Buddha e maestri Shaolin.

Frustrati di non poter neanche alzare la mano contro l’origine dei nostri mali, perché crediamo semplicemente di non poter cambiare. Peggio ancora, per orgoglio potremmo convincerci che siamo così – ovvero sdraiati, mollicci e inamovibili, – solo perché l’abbiamo scelto.
Ne siamo così certi? Siamo sicuri che invece il vento non ci sussurri – come in certe canzoni degli indiani d’America, – la prossima destinazione, e che noi semplicemente non vogliamo ascoltarlo? Troppe persone attorno a noi ci hanno convinto, con pensieri, opere e omissioni, che noi vogliamo determinate cose. Vogliamo quella casa, quel lavoro, quella macchina.

E se scoprissimo che questo non ci va più bene?
Perché è il nostro bene, che il vento ci suggerisce di cercare. L’unico che ci permette di pensare bene, vivere bene e fare del bene.

Nessun individuo è incapace di cambiare

Se ci fermiamo ad ascoltare il vento succederà qualcosa di inaspettato. Cominceremo a sentire una voce nel vento. Tranquilli, mettete via il numero del neuropsichiatra. Quella voce è la nostra voce, e ci sta dicendo cosa vogliamo veramente.
Coraggio, prendiamo nota. Facciamolo anche domani, e dopodomani, e per tutta la settimana. Alla fine della settimana, del mese, dell’anno, avremo composto una mappa. Un tragitto, e se saremo abbastanza pazienti sapremo anche disegnare una X.

La X indica sempre il punto dove scavare, lo sappiamo. Ecco il punto dove mettere nuove radici, nuova forza, fino alla prossima canzone del vento.

Siamo meglio di come ci raccontano gli altri. Se impariamo ad ascoltare il vento, il nostro bene che ci darà gioia, e ne avanzerà anche un po’ per gli altri.

Cambieremo la nostra storia. Magari non quella di tutti, ma almeno la nostra. Una storia alla volta.

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